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I GIORNO: Padre Carlos Garcia Andrade

Il primo giorno, 3 gennaio, è stato tutto riempito dalla carica spirituale e piena di vita trasmessa da p. Carlos Garcia Andrade, Claretiano che, in una viva sintesi, ci ha offerto quegli elementi di fondo da cui scaturiscono le novità per la nostra vita di consacrate religiose. L'affermazione che ci troviamo in piena rivoluzione cristiana gli ha dato lo spunto di mettere in evidenza dati di fondamentale importanza:

  • Dio abita nell'uomo e cresce se l'uomo si nutre di Eucarestia e di Parola;
  • La strada è lunga per maturare in questa realtà perché è la strada che va dalla testa al cuore e non è per niente facile né scontata;
  • Il testo biblico Is 1, 12a; 13-15, emblema della denuncia dei profeti, ci interpella qui ed ora;
  • La realizzazione del progetto di Dio è l'uomo unificato in se stesso, e per noi nel corpo Comunità, Congregazione, Chiesa, Umanità; [non per niente, come il papa ha affermato nel giorno dell'Epifania, alla preghiera dell'Angelus "la vita è un lungo cammino che richiede che siamo attenti, instancabili, coraggiosi, portando sempre con noi, in tasca, la luce del Vangelo. (aggiunta nostra)];
  • Questo cammino deve essere nutrito, più che impalcature serve nutrimento. Sembra che lo Spirito stia soffiando verso l'esigenza forte di comunione, amicizia, un'esperienza che non si riduca solo ai momenti spirituali;
  • Parlando di comunione, quello che prima di tutto viene in mente perché appreso fin da bambini è il fatto che entriamo in comunione con Gesù quando lo mangiamo nell'ostia; entriamo in comunione con la Parola quando diventa carne nostra, ossia vita vissuta. Condividere la vita solo a livello materiale è una comunione a metà, è comunione bloccata. Mentre la comunione trova il suo respiro pieno quando tra noi arriviamo a raccontarci l'esperienza di Dio, condividiamo la nostra interiorità;
  • Con l'intuizione carismatica portata in luce dal Concilio Vaticano II in Lumen Gentium 4, ma anche in altri punti, si è aperta una nuova strada: ci sono doni carismatici e doni gerarchici. I primi sono inerenti alla santità soggettiva, quella che dipende dalla risposta che la persona dà al dono ricevuto, debbono essere sottomessi alla Chiesa, vanno esercitati nella Chiesa e in comunione con la Chiesa gerarchica. I doni gerarchici invece sono collegati alla santità oggettiva. La grazia passa indipendentemente dalla vita privata, personale del ministero ordinato, (Vedere il pensiero di Hans Urs Von Balthasar).
  • I doni carismatici quasi coessenziali con i doni gerarchici. Emerge da qui l'ecclesialità di comunione. D'altronde San Paolo in Ef 2, 20 pone la Chiesa sul fondamento degli apostoli e dei profeti. I profeti sono gli antecessori dei carismi. Nei profeti i doni carismatici. Noi i figli dei profeti. Lo Spirito Santo interviene nella storia mediante persone che Lui stesso investe dei suoi doni e che sono la prova della Provvidenza di Dio. La vita consacrata, religiosa appartiene al mistero della Chiesa. In questa comunione tra gerarchia e carismi lo Spirito Santo porta avanti il Regno di Dio;
  • Lo Spirito santo non ha una dottrina propria, la sua dottrina è il Vangelo e suo compito è far sì che il Vangelo sia sempre vivo. Lo fa accendendo qua e là, nei vari fondatori scintille che illuminino un aspetto o un altro del Vangelo;
  • Siamo chiamate ad una fedeltà creativa su quella scintilla ispiratrice accesa dallo Spirito Santo nella Fondatrice. Fedeli dunque all'ispirazione della Fondatrice non come suoi ostaggi, ma in fedeltà creativa. Ciò che è fondamentale per noi oggi eredi del dono, è il fatto di essere fedeli e creative come Corpo, per analogia noi possiamo considerarci il piccolo corpo mistico della Fondatrice. Siamo vive, abbiamo il nostro DNA, dunque, nel discernimento, diamo corpo al nostro essere Medee oggi in fedeltà creativa;
  • Un elemento importante, sperimentato è che il carisma emerge nella sua unicità e bellezza nell'incontro e nello scambio con altri carismi. Non può rimanere ostaggio di se stesso. Certamente decisivo è l'inserimento nella Chiesa locale; 
  • Guardiamo Maria: lei non predica, non amministra, non governa. A Maria compete portare Gesù. Portatrice dei doni carismatici, non garantisce una dottrina, garantisce la presenza di Gesù. La realtà di Maria, la realtà dei Fondatori è essere Vangelo vivo. Loro funzione è garantire che ci sia lo Spirito Santo, l'amore. Lo Spirito Santo unifica perché è fonte dell'amore e noi chiamati a garantire questa dimensione profetica, dimensione propria delle periferie;
  • Un carisma è vangelo incarnato: Cristo dispiegato lungo la storia. La consacrazione religiosa non è un sacramento; il sacramento di per sè resta vincolato all'esperienza umana. La vita consacrata ha a che fare con l'amore in diretta, in cielo rimane l'amore! La vita religiosa va verso la dimensione carismatica. Ripensiamo al passato con gratitudine, viviamo il presente con passione e apriamoci al futuro con speranza.
  • la testimonianza non ha a che fare con la forza. Il fatto di non avere forza è vincente ed un carisma compie la sua missione quando muore nella Chiesa, quando offre il tutto di sé, proprio come avviene nella Trinità, ogni persona si perde nell'altra in un dono totale. Rimane la povertà generata dal dono che è pace interiore, serenità, il paradiso!  
<dicembre 2017>
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